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La criochirurgia.

E’ una tecnica chirurgica che utilizza gli effetti delle basse temperature per  uccidere cellule tumorali. Il termine crio deriva dal greco (krio) che significa freddo.
Questi aghi sono chiamati criodi (o sonde) e la loro temperatura, in fase operativa,  può raggiungere valori che sono dell’ordine di parecchie decine di gradi sotto zero.
In confronto con gli strumenti chirurgici tradizionali, come il bisturi, l’elettrocauterio, il laser, ecc. il sistema d’intervento criogenico non causa tagli sui tessuti. Non si hanno, quindi, sanguinamento e di conseguenza non sorge la necessità di suturare la parte trattata.
Esistono diversi tipi di criodi di forme e dimensioni più svariate secondo la natura dell’intervento.
Per esempio i chirurghi dermatologici utilizzano un solo criobisturi che è poggiato per un tempo relativamente breve (alcuni minuti) sulla parte del tessuto da asportare mentre, per esempio nelle operazioni sui tumori prostatici, si utilizzano otto (ed anche più) aghi che sono inseriti nella zona d’intervento per tempi che si aggirano intorno ad una trentina di minuti.
Esamineremo nel seguito, quando parleremo negli approfondimenti, le svariate tecniche (natura e numero delle sonde e tempi d’intervento) che sono oggi praticate dai criochirurghi del mondo.
Analizzeremo (e studieremo) i diversi generatori di freddo e le relative leggi e metodi di regolazione dello stesso. Verificheremo le tecniche criogeniche e ne approfondiremo le tematiche in previsione delle future macchine progettate per alleviare il disagio operatorio e migliorare la perfezione degli interventi.
Non sfuggiranno alle nostre indagini le norme di "imaging" che ci permettono di vedere dentro il corpo umano mentre avviene l’intervento seguendo le sfere di ghiaccio generate dalle criosonde. Saremo perciò in grado di capire quali accorgimenti sono stati ideati per difendere gli organi sani dagli effetti pericolosi causati dalle basse temperature. E costateremo la fondamentale importanza della "simulazione matematica" in questo genere di approccio chirurgico.
Ricordiamo che la crioablazione di tumori solidi eseguita per via percutanea (attraverso la cute), sotto guida ecografica o di TAC, consente di trattare con una tecnica mininvasiva tumori della prostata e del rene, fegato, polmoni, ossa, tessuti molli e tessuto nervoso, causando un basso livello di dolore e un minimo disagio al paziente grazie anche a una degenza postoperatoria molto ridotta (talvolta solo una notte). Ciò favorisce un veloce recupero postoperatorio e  offre la  possibilità di operare pazienti molto anziani, che si trovano in scadenti condizioni generali, anche con alterazioni della coagulazione, di poter eseguire il trattamento più volte, operando su vaste aree di tessuto patologico che, altrimenti, richiederebbero una gestione convenzionale ma demolitiva e quindi  conservare l'organo e la sua funzionalità.  Lo stesso discorso vale anche per le tecniche aperte laparoscopiche nel qual caso vi è un criterio di "mini-invasività" rispetto alla chirurgia tradizionale.
Vale la pena di porre l’accento sul fatto che in alcuni casi la criochirurgia offre ai pazienti una possibilità efficace anche quando altre terapie non sono scelte possibili o egualmente efficienti.
Nel nostro percorso di approfondimento studieremo, come abbiamo sopra detto, anche le regole d’intervento e non dimenticheremo gli uomini che hanno, col loro ingegno, permesso lo sviluppo di questa scienza chirurgica. Non ometteremo le frontiere della nuova medicina che aiuta negli interventi del freddo e gli effetti biologici che l’intervento stesso ottiene sul sistema immunitario. Menzioneremo le tecniche d’ipotermia che oggi sono utilizzate in particolari interventi chirurgici. E apriremo una porta sul futuro strumentale che questa scienza
chirurgica ci prospetta.



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